PER ME LA FOTOGRAFIA, Di Franco Fontana

Per me la fotografia non è né un mestiere né una professione, ma la realtà della mia vita dopo gli affetti della famiglia e dell’amicizia. É quella scelta che mi dona la qualità, perché vivo con entusiasmo, creatività e rischio, esprimendomi per quello che penso, testimoniando come pretesto quello che vedo e che sono perché non è sufficiente guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere e capire con il pensiero per credere in quello che si vede.
Fotografare è un atto di conoscenza: è possedere. Quello che si fotografa non sono immagini ma è una riproduzione di noi stessi, così come quando fotografo un paesaggio è il paesaggio che entra in me e si fa “l’autoritratto” per esistere a meglio autentificandosi, perché esiste solamente quello che si fotografa.
Il fotografo si dissolve nelle sue fotografie e diventa lui stesso la fotografia annullandosi sempre davanti al soggetto che fotografa. La fotografia è ciò che facciamo di essa, è quello che fotografiamo non quello che vediamo; è quello che siamo perché si scopre al mondo solamente quello che ci portiamo dentro, ma abbiamo bisogno del mondo per scoprirlo e testimoniarlo come vorremmo che fosse. Esiste nel fotografo quell’istinto che precede l’intuizione creativa per esprimere tutta la sua fecondità e donare tutto se stesso in quel momento. Anche in fotografia l’attimo che illumina e concepisce quello che vede è come un colpo di fulmine. La creatività non illustra, non imita, ma interpreta diventando la ricerca della verità ideale, che è quella che si immagina.
Che cos’è la creatività? Come prima impressione la determinerei una presenza dell’intelligenza, una nota distintiva della personalità fatta di invenzione, emozione, fantasia, versatilità, agilità, un pensiero avventuroso che fa a pezzi le regole, aperto a nuove esperienze, che cerca sempre nuove risposte interpretando il mondo che ci circonda che è fatto di persone, di paesaggi, di orizzonti, di cieli, di colore e di tante altre variopinte situazioni, testimoniando e interpretando in modo sconvolgente e differente da quel quotidiano ripetitivo che si conosce, assumendosi la responsabilità dei risultati. Perché la fotografia creativa non deve riprodurre ma interpretare rendendo visibile l’invisibile, anche se l’invisibile non è il contrari del visibile: anche il visibile ha un velo sottile di invisibile e l’invisibile è la contropartita segreta del visibile. Citando Otto Steiner: la creazione fotografica assoluta nel suo aspetto più libero rinuncia a ogni riproduzione della realtà, perché riprodurrebbe il visibile.
E perché il colore? Bisogna far capire che la creatività con l’aiuto del colore anche in fotografia non è sinonimo di creazione arbitraria, ma di un movimento che genera vita e non sofferenza con valenza positivo per tutti. Il colore è anche sensazione fisiologica, interpretazione psicologica emozionale, modo e mezzo di conoscenza ed è per questo fondamentale soprattutto nella fotografia.
Come diceva Klee: il colore è il luogo dove l’universo e la mente si incontrano.
La forma è la chiave dell’esistenza. Cerco di esprimerla in fotografia testimoniandola nello spazio in correlazione con le cose coinvolte in esso, che non è ciò che contiene la cosa ma ciò che emerge in relazione della cosa: un paesaggio, una persona, un albero, un’automobile, un ambiente, ecc.
Tutto ciò che ci circonda può venire ripreso per essere testimoniato con significato. Non si può conoscere l’essenza delle cose se si crede solamente che un fiore sia solo un fiore, che una nuvola sia solo una nuvola, che il mare sia solo il mare, un albero solo un albero o un paesaggio solo un paesaggio: vorrebbe dire che la conoscenza si limita alla superficie senza coscienza, senza capire al loro esistenza nel loro contenuto, limitando la loro verità e identità.
Le fonti dell’arte sono l’entusiasmo e l’ispirazione, in un parola la vitalità, e una parte importante è immaginazione. Quelli che non immaginano amputano la parte creativa del pensiero: è più facile ragionare razionalmente che immaginare e creare ma solo immaginando si può fare il giro del mondo in un giorno invece che in ottanta. Quelli ancorati al ragionamento sentono le vertigini davanti al cambiamento, eppure bisogna cambiare sempre per rimanere quello che si è, così come fa e insegna ala natura. E per concludere non è quello che voglio che mi fa felice ma è quello che ottengo da quello che la vita mi porta, e oggi mi ha portato a voi e a voi ha portato me!
Franco Fontana

Le foto qui postate sono estratte da quelle mostrate da Franco Fontana durante la lezione aperta tenutasi il 23 aprile 2015 presso l’Università Bocconi

Un pensiero su “PER ME LA FOTOGRAFIA, Di Franco Fontana

  1. “…solo immaginando si può fare il giro del mondo in un giorno invece che in ottanta” è stata la ciliegina, questa frase mi ha scossa. Bellissimo post, “descrive” praticamente uno dei pilastri della fotografia, solido, bellissimo, senza fine. E’ quello che anche il mio (nostro) blog vorrebbe fare: raccontare, interpretare, immaginare invece che “far vedere” solamente.
    Lieta di seguirti.

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