Senza una rivalutazione del ruolo della fotografia i giornali rischiano di chiudere

Ci speravamo, diciamoci la verità. Speravamo che con l’esplosione dell’interesse popolare per la fotografia e il suo linguaggio -qualunque esso sia, colto o dialettale- i giornali italiani dedicassero maggiore attenzione al ruolo, alla forma e alla funzione delle fotografie pubblicate.

La mia è una generalizzazione, ovviamente, ma francamente non conosco molte pubblicazioni in cui la fotografie abbia una specifica dignità di linguaggio e di ruolo: la lodevole eccezione – che ancora una volta conferma la regola – è il settimanale Internazionale che dedica alle foto anche una specifica sezione del proprio sito web e ne fa punto di forza nella comunicazione sui social.

A molti di noi capita, viaggiando in aereo, di ricevere in omaggio una copia di un quotidiano che abitualmente non leggiamo: la prima cosa che balza all’occhio è il ruolo che svolgono le fotografie pubblicate, indipendentemente dalle dimensioni.

Perché questa differenza? Mi piacerebbe che qualcuno provasse ad analizzare questo fenomeno, che è così evidente. Forse nella nostra cultura popolare i testi appartengono ai giornali e le immagini esclusivamente alla televisione ? Può darsi. Tempo fa Cartier Bresson osservava come la caduta del muro di Berlino non abbia generato una foto iconica, rappresentativa, forse per via del ruolo assunto dalle immagini in movimento e dalla televisione: a differenza dello sbarco in Normandia, della guerra in Vietnam, ecc. Non vale più la pena di fare fotografia, aggiungeva Cartier Bresson, ed è passato alla pittura.

Ma oggi – torno all’inizio – la fotografia è diventata come mai prima, un linguaggio popolare, e non ha alcun senso bistrattarla come sui nostri giornali: esistono occhi che guardano con maggiore interesse rispetto a prima, esistono cuori disposti a cercare emozione in un’immagine.

Mi immagino una scena in una qualsiasi redazione: è tardi, dobbiamo chiudere, dammi una foto del terremoto del Nepal; una foto che non costi troppo, mi raccomando, una qualsiasi… E così il giorno dopo appare una foto, magari dignitosa, ma che rappresenta un piccolo complemento a un articolo, non una forma di espressione.

Esagero? Non credo.

Attenzione però, senza una rivalutazione del ruolo della fotografia i giornali rischiano di chiudere non il numero del giorno, ma rischiano di chiudere punto e basata. Esagero? non credo.

AM

In copertina Esercizi di yoga sul lago Shiyan, in Cina. ChinaFotoPress, ChinaFotoPress/Getty Images da http://www.internazionale.it

Un pensiero su “Senza una rivalutazione del ruolo della fotografia i giornali rischiano di chiudere

  1. Non esageri, la cultura (per modo di dire e non ha alcuna attinenza con la Cultura) imperante di questo ultimo decennio è quella di spendere poco, le fotografie indegne di tale nome si trovano quasi sempre sui nostri giornali. Se chiudono se la sono cercata e voluta. I manager rampanti e ottusi la fanno da padrone. Una flebile speranza è che qualcuno analizzi la situazione venutasi a creare e si ravveda.
    Ciao
    Franco

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